Canto logofonico
La voce che parla e la voce che canta escono dallo stesso apparato. Perché tenerle separate?
Fin da giovane non capivo come si potesse concepire il canto sconnesso dalla voce parlata. Prima ancora degli studi e delle ricerche degli anni successivi, mi bastava una constatazione: l’apparato fonatorio che produce la voce parlata è lo stesso che produce la voce cantata.
- Ai fini logofonici l’atto fonatorio è uno solo, che si parli o che si canti.
- Usiamo la voce soprattutto per parlare: è lì che si consolidano le abitudini, buone e cattive.
- Esistono principi cardine, non un sistema rigido uguale per tutti.
Belle voci che parlano male
Capita spesso di ascoltare voci belle dal punto di vista canoro e alterate nella fonazione verbale. Accade perché di solito si insegna a usare la voce soltanto quando è applicata al canto.
Ma l’apparato fonatorio lavora per la gran parte del tempo per parlare, non per cantare. Se mentre parliamo affatichiamo mucose e corde vocali, alla lunga quell’usura si farà sentire anche nel canto.
Un solo atto fonatorio
Per questo in Logofonia non c’è una distinzione netta tra cantare e parlare. Il canto, se vogliamo, è l’evoluzione della fonazione verbale, perché chiede di riprodurre frequenze precise ed eterogenee. Ci riesce grazie alla sincronia tra i muscoli della respirazione (diaframma, addominali, intercostali), la laringe e le sue corde vocali.
Principi, non stampi
Non esiste un sistema rigido e predeterminato per imparare a fonare correttamente. Esistono principi cardine. Il modo di farli incontrare con la mente dell’allievo è un processo più complesso, e non è mai uguale per tutti.
È un punto decisivo per chi cerca una propria personalità artistica. Un insegnamento che rende gli allievi simili al maestro, o a schemi già noti, lavora contro ciò che dovrebbe far emergere.
Un’emissione sonora efficace è sempre preceduta da un pensiero ordinato.
Solo entrando in sintonia con il proprio modo di pensare si ottengono i risultati cercati e si tira fuori la propria voce. Il talento non basta: servono impegno e dedizione.